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Guidonia Montecelio, Roma, Italy
Siamo psicoterapeuti sistemico relazionali. La nostra attenzione professionale si concentra sulle relazioni che rappresentano il canale attraverso cui costruiamo e scopriamo noi stessi nel meraviglioso intreccio di storie e di vissuti che nutrono il quotidiano e raccontano di ognuno di noi.
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lunedì 16 marzo 2015

Consulenza e Psicoterapia di Coppia



La Consulenza di Coppia è un breve percorso di presa di coscienza delle difficoltà di coppia, al fine di valutare eventuali interventi più strutturati
(es. terapia di coppia, mediazione familiare).
La Terapia di Coppia  è un intervento sulla relazione di coppia nei momenti di crisi, la terapia di coppia offre un valido aiuto per superare le difficoltà, e soprattutto per imparare nuovi modi di nutrire il legame affettivo e vivere la relazione in modo più costruttivo e soddisfacente.

Una coppia nel suo percorso di crescita affronta numerose situazioni critiche, più o meno impegnative, lungo un continuum in cui è messa alla prova. Ogni momento di crisi è per certi versi un’evoluzione della coppia e richiederà un cambiamento da parte sia dei singoli partner sia della coppia stessa.
La crisi in un certo senso è utile per mettere alla prova l’unità della coppia, per conoscersi, per stabilire degli obiettivi comuni nel cammino di coppia, per elaborare strategie e fronteggiare le situazioni. Le piccole difficoltà quotidiane preparano la coppia ad affrontare e sostenere i momenti di crescita più impegnativi. Le coppie hanno in sé le risorse per fronteggiare le difficoltà, quando non le trovano e annaspano nel mare dei conflitti, giungono alla CRISI vera e propria, quella in cui si vede solo il buio, in cui sembra non ci siano più parole comuni, si evitano i discorsi o si spara a zero sull’incapacità del partner. E’ il momento in cui sembra non ci siano soluzioni, in cui si soccombe alla paura di avere di fronte solo due possibilità, entrambe difficili: separarsi o continuare a vivere in conflitto.

Riteniamo che il modo migliore per venire a capo di un problema sia affrontarlo. La terapia di coppia è uno strumento utile per superare le difficoltà o anche per arrivare a una risoluzione non conflittuale della relazione di coppia. 

Il terapeuta di coppia, intervenendo sulla relazione, aiuta i rispettivi partner a individuare e chiarire le difficoltà presentate e ad acquisire nuove modalità relazionali che promuovano il cambiamento.

Presso il nostro studio per favorire la reciproca conoscenza è garantito un
PRIMO INCONTRO GRATUITO 
al fine di valutare assieme il percorso da intraprendere e le modalità di intervento

Il nostro sito web
http://www.terapiadicoppiaguidonia.it/


lunedì 10 marzo 2014

La terapia ha un fine e una fine

Una delle cose che ho ben chiare all’inizio di un percorso terapeutico è che un giorno (mi auguro non troppo lontano), in quella stessa stanza ci saranno dei saluti. Un commiato, forse tra lacrime, forse tra sorrisi.. addirittura ci potrà scappare un abbraccio. E sarà l’epilogo di una terapia, il finale cominciato a scrivere sin dall’inizio in un lavoro fatto assieme.
All’inizio della mia esperienza da terapeuta mi chiedevo come avrei potuto aiutare una persona a risolvere in un po’ di mesi dei problemi che si portava dentro da anni, anche venti, anche trent’ anni.. Una terapia all’inizio è tutta improntata sul problema, che impregna la stanza, aleggia come un fantasma sulle teste dei presenti, prende tutto il tempo.. l’idea sottostante è che quella terapia potrebbe essere infinita perché quel problema in pochi mesi non se ne andrà mai. Man mano che passa il tempo, il problema diventa meno presente e lascia spazio alla persona, alla possibilità di vedersi, e riconoscersi come tale, senza il suo pesante fardello. E la terapia non sembra più infinita, ma possibile. Così come sembra possibile che il problema non sia più tale.

Con questo mio breve scritto vorrei smitizzare il mito della terapia infinita, quella che il più delle volte ci propina la Tv, col paziente ansioso, insicuro e problematico che da anni ha un appuntamento fisso il mercoledì mattina, prima di andare a lavoro, col suo analista del quale non riesce a fare a meno.
La terapia sistemico relazionale, l’approccio seguito come psicoterapeuta e che è il filo comune dei professionisti dello Studio Psicologico Anemos, la persona viene inquadrata all’interno del suo  “sistema”, del contesto in cui vive, della rete familiare, amicale, lavorativa.. in definitiva, le sue relazioni. Non si tratta quindi di una terapia mirata alla remissione di un sintomo a seguito della messa in atto di specifiche tecniche e strategie ma allo studio delle situazioni relazionali che lo hanno generato. Il fine della terapia è quello di trovare modalità relazionali diverse con i sistemi di appartenenza.
Durante una psicoterapia sistemica il terapeuta guida la persona in una lettura alternativa del proprio stato di disagio così da provocare un cambiamento. A sua volta la persona trova, assieme al terapeuta, nuovi modi di pensarsi, pensare, relazionarsi e comunicare, e acquisisce la capacità di decodificare le proprie emozioni e quelle altrui, riuscendo a dare una lettura emotiva a ciò che gli sta dentro e intorno.

Ho avuto la “fortuna” di privilegiare ad altri approcci basati sull’individuo, quello sistemico che, oltre a prendere in considerazione la persona nel suo sistema di appartenenza, mi consente di lavorare coi sistemi. Questo è fantastico! Il sistema è l’espressione massima del disagio e della salute, è tutto ciò che attiene alla vita di una persona, è eros e thanatos, è la fonte del malessere ed è l’unico posto in cui si possono ricercare le risorse. Questo inquadramento teorico e pratico mi consente di lavorare quindi anche con coppie e con famiglie dove il mio compito è quello di intervenire sulle diversi parti del sistema, cercando di migliorare le sequenze comunicative tra i componenti e di ripristinare l'equilibrio della coppia o della famiglia. 


dott.ssa Marianna Padovano

mercoledì 29 gennaio 2014

Gruppi di Parola per figli di genitori separati




Finalmente siamo pronti per cominciare.

Lo studio c'è, i materiali anche, i professionisti pronti a collaborare non mancano mai... possiamo cominciare con questa nuova avventura, per dar voce a loro, i bambini.
Ai bambini che vivono la separazione dei/dai propri genitori.
per qualsiasi informazione, ecco il volantino

http://www.studiopsicologicoanemos.it/volantinogruppiparola.pdf

martedì 6 novembre 2012

Uomini e donne, mamme e papà…



La difficoltà della ripresa dell’attività sessuale dopo il parto è un problema che esiste, è una sensazione che molte coppie(quasi tutte a dire il vero) provano. Allora, se è un problema, perché non lavorarci? 
Ritrovare l’intimità di coppia non è un passaggio semplice ed immediato, anzi il più delle volte è vissuto dalle donne come un vero scoglio da affrontare, per una serie di motivi sia di ordine fisico, che anche e soprattutto di ordine psicologico.
Una delle prime cose da tenere a mente è che non si tratta di un problema prettamente femminile, o meglio, spesso è la donna che rifugiandosi nel suo essere totalmente mamma, chiude le porte ad ogni possibilità di sentirsi ancora una volta donna e quindi di ricostruire un’intimità di coppia nuova e rinnovata.  Ma essendo la neo mamma, parte di un sistema coppia, il “problema” riguarda entrambi.  Il web si tinge di rosa e pullula di argomenti di questo genere,  i  forum (quelli per le mamme prolificano come funghi) sono zeppi di domande del tipo “dopo quanti mesi avete ripreso a fare sesso col vostro compagno? No, perché io mi sento bloccata, non ho proprio voglia, voglio essere solo del mio cucciolo, sono sempre stanca, non mi va.. etc”. Le donne si espongono più facilmente online su questo tipo di argomenti, sanno che troveranno appoggio nelle altre neo-mamme e utilizzando questi spazi come sfogo e confronto. Gli uomini (al solito) parlano di meno, online cercano più che altro il parere degli esperti (psicologo, sessuologo) che li aiuti a capire come poter ritrovare una felice intesa sessuale con la propria donna. Gli uomini esprimono la loro frustrazione, il loro sentirsi tagliati fuori dal rapporto diadico e simbiotico tra la compagna e il bimbo. Le donne spesso fanno a tutto ciò fanno spallucce. La donna dopo il parto (in particolare quello naturale) ha paura di provare dolore e utilizza spesso questa schermatura per negarsi al partner. Meno volentieri ammette di non sentire affatto il bisogno di concedersi al proprio compagno perché ha desiderio di rendere totalizzante ed indiscusso il rapporto col bimbo appena nato. Volendo andare a scomodare gli esperti, Donald Winnicott  ci dice che durante i primi tempi la mamma si trova nella cosiddetta preoccupazione materna primaria, cioè  è istintivamente occupata ad accudire il suo piccolo con sollecitudine e si trova col bimbo in uno stato simbiotico, di dipendenza reciproca, che in qualche modo continua la fusionalità della gravidanza. In questo periodo le attenzioni sono tutte o quasi dirette al neonato e il compagno deve riuscire ad accettare e comprendere la nuova situazione per poi pian piano riottenere il suo "posto" nell'equilibrio familiare.
Il puerperio dura all’incirca 40 giorni, al termine dei quali la donna dovrebbe essere fisicamente pronta per ridare al proprio corpo un’identità anche sessuale, ma il più delle volte non è questo quello che accade, perché oltre al desiderio, queste due persone devono ri-trovare  lo spazio per pensarsi e percepirsi ancora come una coppia, anche se adesso sono in tre. Il lavoro da fare è quello di coltivare il rapporto a due, di nutrirlo di creatività e cercare di ristabilire una nuova intesa. 

Un figlio non dovrebbe togliere nulla, dovrebbe solo aggiungere. 

Marianna Padovano