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Guidonia Montecelio, Roma, Italy
Siamo psicoterapeuti sistemico relazionali. La nostra attenzione professionale si concentra sulle relazioni che rappresentano il canale attraverso cui costruiamo e scopriamo noi stessi nel meraviglioso intreccio di storie e di vissuti che nutrono il quotidiano e raccontano di ognuno di noi.

martedì 13 novembre 2018

Le emozioni dei bambini

Imparare a gestire le emozioni è di importanza fondamentale sin da bambini. Emozioni quali l’ansia, l’eccessiva timidezza e la rabbia incontrollata sono manifestazioni di questa difficoltà.
I bambini apprendono dagli adulti, attraverso l’esempio che è il canale principale con cui imparano spontaneamente a sperimentare su se stessi ciò che acquisiscono osservando le figure di riferimento. I bambini apprendono vivendo, per cui fanno proprie parole, atteggiamenti, comportamenti, espressioni.
L’esempio dato dagli adulti e il loro comportamento influenza in maniera inequivocabile il comportamento dei bambini. Sta quindi all’adulto impegnarsi per migliorare le proprie azioni e il proprio comportamento per far sì che l’esempio trasmesso sia positivo.
I bambini, attraverso un processo chiamato modellamento, modellano i propri comportamenti su quelli delle persone di riferimento.
Le emozioni non devono diventare un tabù, né quelle positive né tantomeno quelle negative. E proprio perché per i bambini è più complicato riconoscerle e gestirle rispetto ad un adulo, è fondamentale che in famiglia quest’ultimo aiuti il bambino a verbalizzarle, nel momento in cui vengono fuori. Parlare delle emozioni è un modo per dar loro un nome, per riconoscerle ed imparare a gestirle e a prendersene cura. E’ importante che un bambino che urla arrabbiato impari a dire “sono arrabbiato”, che si sente triste per qualche motivo impari a dirlo, se teme qualcosa impari a dire “ho paura”, lo stesso vale per la verbalizzazione delle emozioni positive come la gioia e la felicità.
E’ importante altresì che l’adulto impari a parlare delle proprie emozioni ai bambini, in modo tale che possano essere comprese e non arrivino dei messaggi confusi. Condividere le emozioni coi propri figli li rende più sereni e più sicuri nell’affrontare la quotidianità. Riconoscere, gestire e verbalizzare le emozioni è un modo per rassicurare il bambino.


sabato 22 agosto 2015

Lo Studio Psicologico Anemos on the web

Ricordiamo i nostri siti: www.studiopsicologicoanemos.it
                                       www.psicologiguidonia.it
                                       www.terapiadicoppiaguidonia.it


venerdì 19 giugno 2015

Spazio Famiglia - Ambulatorio di Psicologia per il Sociale



http://spaziofamiglia.oneminutesite.it/


In collaborazione col Comune della Città di Guidonia Montecelio, Area V Servizi Sociali.
I professionisti dello Spazio Famiglia si impegnano a mettere in atto iniziative per promuovere servizi di carattere psicologico “sostenibili”, ossia accessibili in particolare per fasce di popolazione in difficoltà economica, in regime sussidiario al Servizio Sanitario Nazionale.

L’obiettivo è quello di rendere i servizi per la famiglia proposti, accessibili a tutti, con tariffe agevolate in base al reddito per le realtà più svantaggiate.
Lo Spazio Famiglia - Ambulatorio di psicologia per il sociale vuole proporsi come una realtà sociale, solidale, accessibile, sostenibile.
Noi riteniamo che il benessere psicologico individuale sia un bene socialmente spendibile, una forza che ci permette di scovare le positività nelle varie situazioni, di adoperarci per allentare le tensioni, di fare prevalere le visioni ottimistiche, un moltiplicatore e un diffusore di buone prassi nell’ambito delle relazioni umane.

giovedì 18 giugno 2015

Logopedia presso lo Studio Psicologico Anemos

Logopedista
Dott.ssa Cascone Elisa
Contatti:
3331304 293
elisacascone@hotmail.it

La logopedia è una branca sanitaria che si occupa della prevenzione, dell’educazione e della
rieducazione della voce, del linguaggio scritto e orale e della comunicazione per persone sia in età
evolutiva che adulta. Nel primo caso è un supporto fondamentale soprattutto nello sviluppo e
acquisizione del linguaggio; nel secondo aiuta l’adulto ad affrontare le disabilità comunicative che
possono derivare da malattie neurologiche o traumatiche.
Il logopedista interviene in maniera specifica in:
- disturbi della voce
- disturbi (o ritardi) del linguaggio e più in generale della comunicazione
- disprassia
- disturbi della fluenza verbale (balbuzie)
- deglutizione atipica
- disturbi dell’apprendimento (dislessia, disortografia, discalculia)
- disturbi di attenzione
- disturbi della sfera uditiva
- afasia, disartria, disfagia.
Il servizio logopedico comprende diverse fasi:
- un primo incontro di consulenza gratuita per la famiglia, per comprendere le richieste, le
aspettative ed esporre le modalità di intervento;
-delle sedute di valutazione clinica e strumentale, per delineare un profilo funzionale e definire il
piano di trattamento;
- un incontro di restituzione con la famiglia, finalizzato alla condivisione dei risultati ottenuti e del
progetto terapeutico;
- inizio del percorso riabilitativo.
Il trattamento è periodicamente monitorato tramite valutazioni intermedie.


lunedì 18 maggio 2015

Spazio Famiglia - Ambulatorio di Psicologia per il Sociale

In collaborazione col Comune della Città di Guidonia Montecelio, Area V Servizi Sociali.
I professionisti dello Spazio Famiglia si impegnano a mettere in atto iniziative per promuovere servizi di carattere psicologico “sostenibili”, ossia accessibili in particolare per fasce di popolazione in difficoltà economica, in regime sussidiario al Servizio Sanitario Nazionale.

L’obiettivo è quello di rendere i servizi per la famiglia proposti, accessibili a tutti, con tariffe agevolate in base al reddito per le realtà più svantaggiate.
Lo Spazio Famiglia - Ambulatorio di psicologia per il sociale vuole proporsi come una realtà sociale, solidale, accessibile, sostenibile.
Noi riteniamo che il benessere psicologico individuale sia un bene socialmente spendibile, una forza che ci permette di scovare le positività nelle varie situazioni, di adoperarci per allentare le tensioni, di fare prevalere le visioni ottimistiche, un moltiplicatore e un diffusore di buone prassi nell’ambito delle relazioni umane.

http://spaziofamiglia.oneminutesite.it/

lunedì 16 marzo 2015

Consulenza e Psicoterapia di Coppia



La Consulenza di Coppia è un breve percorso di presa di coscienza delle difficoltà di coppia, al fine di valutare eventuali interventi più strutturati
(es. terapia di coppia, mediazione familiare).
La Terapia di Coppia  è un intervento sulla relazione di coppia nei momenti di crisi, la terapia di coppia offre un valido aiuto per superare le difficoltà, e soprattutto per imparare nuovi modi di nutrire il legame affettivo e vivere la relazione in modo più costruttivo e soddisfacente.

Una coppia nel suo percorso di crescita affronta numerose situazioni critiche, più o meno impegnative, lungo un continuum in cui è messa alla prova. Ogni momento di crisi è per certi versi un’evoluzione della coppia e richiederà un cambiamento da parte sia dei singoli partner sia della coppia stessa.
La crisi in un certo senso è utile per mettere alla prova l’unità della coppia, per conoscersi, per stabilire degli obiettivi comuni nel cammino di coppia, per elaborare strategie e fronteggiare le situazioni. Le piccole difficoltà quotidiane preparano la coppia ad affrontare e sostenere i momenti di crescita più impegnativi. Le coppie hanno in sé le risorse per fronteggiare le difficoltà, quando non le trovano e annaspano nel mare dei conflitti, giungono alla CRISI vera e propria, quella in cui si vede solo il buio, in cui sembra non ci siano più parole comuni, si evitano i discorsi o si spara a zero sull’incapacità del partner. E’ il momento in cui sembra non ci siano soluzioni, in cui si soccombe alla paura di avere di fronte solo due possibilità, entrambe difficili: separarsi o continuare a vivere in conflitto.

Riteniamo che il modo migliore per venire a capo di un problema sia affrontarlo. La terapia di coppia è uno strumento utile per superare le difficoltà o anche per arrivare a una risoluzione non conflittuale della relazione di coppia. 

Il terapeuta di coppia, intervenendo sulla relazione, aiuta i rispettivi partner a individuare e chiarire le difficoltà presentate e ad acquisire nuove modalità relazionali che promuovano il cambiamento.

Presso il nostro studio per favorire la reciproca conoscenza è garantito un
PRIMO INCONTRO GRATUITO 
al fine di valutare assieme il percorso da intraprendere e le modalità di intervento

Il nostro sito web
http://www.terapiadicoppiaguidonia.it/


giovedì 16 ottobre 2014

Ma chi è sto psicologo e cosa fa?

Cerchiamo di sfatare un mito.

Lo psicologo non è lavoratore pro bono, una persona sulla quale rovesciare i propri drammi e le proprie angosce perché (in teoria) dovrebbe essere in grado di saperci ascoltare e rispondere meglio di altri. 
E non è (o meglio, non dovrebbe essere) uno che tenta di guadagnare speculando sul dolore altrui, che sta lì buono sulla sua poltrona ad ascoltare le nostre umane tragedie e frustrazioni e poi vuole l'obolo solo per averci dedicato un'ora del suo tempo.

Messa in questi termini si crea un gigantesco equivoco, si svaluta la professione dello psicologo ma soprattutto si finisce per credere che si stia cercando di monetizzare la sofferenza. 

Chiunque sta male, vive un disagio, un momento di confusione, un periodo no della propria vita, avrebbe bisogno di trovare ascolto, comprensione, empatia, supporto.
Lo psicologo non è la mano amica, la spalla su cui piangere, è una persona che aiuta a trovare dei modi alternativi di vedere la propria sofferenza, è un professionista in grado di prendere in carico la salute mentale e il disagio psichico delle persone per trovare le risorse che non si vedono. 

Lo psicologo sostiene, ascolta, prepara, aiuta, accompagna, cerca, per quanto possibile di favorire la motivazione in modo da migliorare la comunicazione e lo sviluppo delle proprie potenzialità laddove necessario. 

La persona che chiede aiuto, chiede il benessere, la possibilità di liberarsi di un dolore, di un'ansia, di una paura, di una frustrazione che quotidianamente si frappone tra la voglia di fare e il timore di non poterlo fare. Lo psicologo aiuta la persona a focalizzare meglio i propri pensieri e le proprie emozioni per esprimerli appieno, rielaborarli e trovare delle strategie per il raggiungimento del benessere.

Tutto questo più che un investimento economico richiede un investimento di energie, la presa di coscienza che il proprio benessere non è negoziabile e che se si mira ad un cambiamento, questo va attuato quanto prima. 


dott.ssa Marianna Padovano

lunedì 26 maggio 2014

Ansia e attacchi di panico: un problema attuale


L’ansia è uno stato comune a tutti, tutti noi la conosciamo, poiché ci accompagna nel quotidiano nell’affrontare gli impegni e le responsabilità di tutti i giorni. E’ anche utile perché permette di adattarsi al mondo esterno e ai suoi cambiamenti. Soglie molto alte di ansia, invece sono un campanello d’allarme che ci avverte che ci troviamo in una fase difficoltosa dalla quale non riusciamo ad uscire, un momento molto stressante e di grave empasse. L’attacco di panico (DAP – Disturbo da attacco di panico, dal DSM-IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è la manifestazione psicopatologica più comune legata all’ansia e costituisce la manifestazione in assoluto più violenta in cui si scatenano veri e propri sintomi ansiosi in un breve arco di tempo.
L’attacco di panico è una manifestazione psicopatologica di cui attualmente si parla molto, perché molto comune. Crediamo che fosse comune anche in passato ma probabilmente non ne veniva fatta una corretta diagnosi, poiché a causa dei suoi sintomi, molto simili ad un disturbo fisico, può non essere facilmente identificabile.
I pazienti che si rivolgono ad uno psicologo manifestando sintomi tipici di DAP o problemi di ansia in genere, solitamente hanno una storia clinica ampia alle spalle e un iter medico travagliato: dal pronto soccorso, al medico di base, fino a specialisti come neurologi e cardiologi. I sintomi di un attacco di panico sono molto simili a delle reali patologie fisiche: si manifestano infatti sudorazione, palpitazione, difficoltà respiratorie, tremori, vertigini, senso di soffocamento, sensazione di svenimento. I pazienti durante l’attacco avvertono la sensazione di correre un grave rischio per la salute e riferiscono di aver creduto di stare per morire.
Generalmente il primo attacco di panico nella vita di una persona si manifesta inaspettatamente, per cui ci si spaventa molto perché si ha la sensazione di perdere il controllo della propria persona e di essere in balia di qualcosa di più grande che inevitabilmente porterà alla perdita di coscienza o alla morte. Quando diciamo che comincia senza preavviso intendiamo dire che un attacco di panico potrebbe insorgere anche mentre si svolgono attività relativamente tranquille e quotidiane come guidare o stare seduti a un tavolo.
Non è l’attacco di panico ad essere pericoloso di per sé (a meno che non si perda il controllo e ci si trovi in una situazione potenzialmente pericolosa), poiché si tratta di episodi passeggeri. Sono pericolosi gli effetti sulla vita sociale delle persone che può deteriorarsi o portare ad altre complicazioni, come la depressione, l’abuso di psicofarmaci e l’incapacità di affrontare il mondo esterno.
L’attacco di panico è fondamentalmente la paura di aver paura, la paura di morire, la paura di impazzire.  Le persone che ne soffrono  tendono ad associare e a spiegare il panico con il luogo e le condizioni in cui questo si verifica: se si è verificato mentre erano alla guida di un automobile, è probabile che smetteranno di guidare. Lo stesso, eviteranno cibi e bevande di un certo tipo, oppure non andranno più in determinati luoghi.
Le condizioni possono essere molto diverse tra loro, anche se spesso l’attacco di panico si manifesta quando il paziente si sente costretto in una certa situazione come un mezzo di trasporto, la metropolitana, l’aereo, la macchina, o situazioni che sembrano costringere in uno stato senza via di uscita come un ingorgo o un posto chiuso, o al contrario, in ambienti aperti in cui ci si sente spaesati e senza punti di riferimento.  

Esiste una terapia per gli attacchi di panico? Chi scrive non ha una formazione medica, per cui non verrà consigliata alcun tipo di cura farmacologica tramite questo articolo, anche se i dati acquisiti dimostrano che è una delle vie maggiormente praticate da chi soffre di tale disturbo, ed è anche la più facilmente accessibile. Il primo passo che spetta ad una persona affetta da attacchi di panico è quello di chiedere aiuto ad uno specialista, sia esso medico (possibilmente specializzato in disturbi mentali) o psicoterapeuta. E’ indispensabile che vi sia una diagnosi, e una decisione condivisa sulle modalità di intervento. Bisogna mettere in gioco se stessi e la propria ansia ed affidarsi al professionista per venire a capo del disagio che ha provocato gli attacchi. La psicoterapia è un percorso tortuoso e anche doloroso, ma può nel tempo favorire una elaborazione del proprio malessere e una graduale risoluzione del problema.

dott. Fabio Bentivegna

lunedì 28 aprile 2014

Quando chiedere aiuto allo psicologo

“Se quando stiamo male sappiamo a chi dirlo siamo fortunati”
(W. Di Gemma)



Sebbene corra l’anno 2014, la figura professionale dello psicologo è ancora percepita come il “dottore dei matti”, colui a cui ricorrere soltanto in caso di strane patologie mentali, di depressioni gravi e chissà quant’altro.
In realtà lo psicologo può aiutare in casi meno complessi, nei momenti di disagio, quando cioè si avverte un malessere dovuto a problemi familiari, difficoltà lavorative, lutti. E in tutte quelle situazioni in cui si ha difficoltà a riconoscere e gestire delle emozioni spiacevoli che creano disagio.

Lo psicologo mette a disposizione competenze teoriche e tecniche, lavora assieme alla persona per rafforzare le sue capacità di gestire determinate problematiche, offre comprensione empatica, non giudica ma accetta a persona per quello che è.
E’ però alla persona che spetta il compito più impegnativo: usare gli strumenti forniti dallo psicologo per vivere al meglio la propria vita.
Lo psicologo non può fare psicoterapia, per cui si limiterà a degli incontri di consulenza e supporto psicologico e sarà egli stesso che valuterà la necessità di un intervento psicoterapeutico che dovrà delegare ad un collega Psicoterapeuta.

Vi sono vari approcci di psicoterapia e la ricerca del professionista “giusto” dovrebbe essere mirata anche a trovare l’approccio migliore per le proprie necessità.
Gli approcci teorici in Psicoterapia sono davvero tanti e generalmente chi cerca un terapeuta non è a conoscenza degli stessi e delle loro differenze.
Facciamo un brevissimo riassunto: coloro che vogliono fare chiarezza sul proprio passato, la propria storia, le proprie dinamiche evolutive interiori, potrebbero essere interessati ad un approccio di tipoPsicodinamico, Psicanalitico.
Coloro che non sono interessati al proprio passato ma vogliono cambiare modo di comportarsi e di pensare nel presente potrebbero essere interessati ad un appoccio di tipo Cognitivo, Comportamentale o Strategico.
Coloro che vogliono lavorare non solo individualmente ma anche sulle proprie relazioni familiari, potrebbero scegliere un approccio di tipo Sistemico Relazionale.

Una volta valutata la possibilità di rivolgersi allo psicologo, bisogna sceglierlo tra i tanti e contattarlo.
Come si fa?
Per prima cosa bisognerà raccogliere un po’ di nominativi tramite vari canali: medico di base, passa parola, internet, giornali, pagine gialle, pubblicità…
Ogni psicologo afferisce all’Ordine Nazionale degli Psicologi (www.psy.it) e a quello regionale e le liste sono pubbliche e consultabili.  

Se uno psicologo è anche terapeuta, negli elenchi dell’Ordine questo sarà specificato.


Il secondo passo sarà quello di contattarlo, tramite email, telefono, e sottoporre il proprio caso e ovviamente anche cercare di togliersi i principali dubbi in merito al percorso da intraprendere, in primis il costo delle sedute.
Uno dei maggiori deterrenti nel ricorso a delle cure psicologiche è il costo delle sedute; è infatti un grosso mito da sfatare proprio quello che le sedute di psicoterapia siano molto care, quindi da evitare.

Il costo che un colloquio psicologico può avere è piuttosto variabile.
Il D.L. 4/7/2006 n. 233 c.d. (Decreto Bersani) ha abolito la tariffa minima per le prestazioni psicologiche.

Gli ordini regionali degli psicologi forniscono comunque delle indicazioni orientative sui costi delle prestazioni psicologiche. Alla voce “seduta di consulenza e/o sostegno psicologico individuale” corrisponde una tariffa minima di 35 euro e massima di 115.
In ogni caso, il professionista psicologo psicoterapeuta è tenuto ad informare il cliente in dettaglio su costi e durata (orientativa) del percorso.

Una volta contattato e conosciuto di persona lo psicologo è bene cercare di capire se si è trovata la persona giusta per il proprio disagio, per le proprie emozioni, e anche per le proprie tasche.
Uno psicologo/psicoterapeuta “bravo” per alcuni può non esserlo per altri. La scelta è assolutamente personale, deve scattare la scintilla per scegliersi, per trovarsi a proprio agio, per potersi affidare.

Fermo restando che si tratta sempre di persone professionalmente valide e competenti, non possiamo in questo breve scritto orientare la scelta, poiché l’empatia, la fiducia e l’ascolto sono sensazioni che vanno provate e vissute personalmente.

dott.ssa Marianna Padovano

giovedì 20 marzo 2014

Primavera ed effetti sull’umore



“Primavera non bussa, lei entra sicura, come il fumo lei penetra in ogni fessura; ha le labbra di carne, i capelli di grano. Che paura, che voglia che ti prenda per mano; che paura, che voglia che ti porti lontano”.
Fabrizio De André.


E’ tempo di primavera, tempo di svegliarsi dal lungo inverno, di uscire all’aria aperta e percepirsi più desiderosi di affrontare la propria quotidianità.
Con l’arrivo della bella stagione aumentano le ore di luce, le giornate si allungano e le temperature si innanzano, e con esse aumentano anche i valori degli ormoni che regolano il tono dell’umore (dopamina e serotonina) e quelli che regolano la sessualità (testosterone e feromoni).  Il letargo dei sensi avvenuto nell’inverno finisce e si è più predisposti a sentirsi attratti dal mondo circostante poiché si riattivano tutti i nostri sensi.
In primavera ed in estate, le ore di luce e le temperature più calde in più hanno infatti un effetto euforizzante e antidepressivo.
Potendo uscire di più, beneficiando della luce e delle gradevoli temperature, ci si avverte anche meno stressati, o perlomeno si ha la sensazione di tollerare meglio lo stress, per cui si è più predisposti a relazionarsi al prossimo con un sorriso e ad essere produttivi nel lavoro e nella vita sociale.
Il poter godere di più ore di libertà fuori dalle mura domestiche, dove per effetto dell’inverno si sono trascorse molte giornate, ha un effetto rivitalizzante. Ci si prepara a presentarsi al mondo, ci si lava e cura di più e di conseguenza ci si avverte e ci si presenta come più gradevoli, scatenando un’immediata reazione di attrazione reciproca da parte degli appartenenti alla nostra specie. E’ probabilmente per tutti questi motivi che si dice in giro che la primavera sia la stagione che vede fiorire più amori.
E’ in questa fase di rivitalizzazione e di risveglio dei propri sensi che si entra anche maggiormente in contatto con la propria sensualità, oltrepassando i rigidi schemi della mente e affidandosi principalmente all’istinto che consente una maggiore libertà espressiva e un ascolto incondizionato dei propri bisogni e desideri e di quelli degli altri. Le persone che ascoltano e che sono più sorridenti e propositive sono intrinsecamente più attraenti poiché capace di manifestare e trasmettere serenità.
Dobbiamo precisare che queste non sono leggi universali, ma che molto dipende dall’umore di base delle persone. A seconda di questo, infatti si può avvertire o meno il cambiamento: persone molto resistenti resteranno indifferenti all’arrivo della nuova stagione, altre addirittura ne attenderanno con ansia la fine.

In linea di massima, se si ha un tono umorale stabile, possiamo cogliere i segnali positivi che ci arrivano con queste belle giornate e migliorare la nostra quotidianità.

lunedì 10 marzo 2014

La terapia ha un fine e una fine

Una delle cose che ho ben chiare all’inizio di un percorso terapeutico è che un giorno (mi auguro non troppo lontano), in quella stessa stanza ci saranno dei saluti. Un commiato, forse tra lacrime, forse tra sorrisi.. addirittura ci potrà scappare un abbraccio. E sarà l’epilogo di una terapia, il finale cominciato a scrivere sin dall’inizio in un lavoro fatto assieme.
All’inizio della mia esperienza da terapeuta mi chiedevo come avrei potuto aiutare una persona a risolvere in un po’ di mesi dei problemi che si portava dentro da anni, anche venti, anche trent’ anni.. Una terapia all’inizio è tutta improntata sul problema, che impregna la stanza, aleggia come un fantasma sulle teste dei presenti, prende tutto il tempo.. l’idea sottostante è che quella terapia potrebbe essere infinita perché quel problema in pochi mesi non se ne andrà mai. Man mano che passa il tempo, il problema diventa meno presente e lascia spazio alla persona, alla possibilità di vedersi, e riconoscersi come tale, senza il suo pesante fardello. E la terapia non sembra più infinita, ma possibile. Così come sembra possibile che il problema non sia più tale.

Con questo mio breve scritto vorrei smitizzare il mito della terapia infinita, quella che il più delle volte ci propina la Tv, col paziente ansioso, insicuro e problematico che da anni ha un appuntamento fisso il mercoledì mattina, prima di andare a lavoro, col suo analista del quale non riesce a fare a meno.
La terapia sistemico relazionale, l’approccio seguito come psicoterapeuta e che è il filo comune dei professionisti dello Studio Psicologico Anemos, la persona viene inquadrata all’interno del suo  “sistema”, del contesto in cui vive, della rete familiare, amicale, lavorativa.. in definitiva, le sue relazioni. Non si tratta quindi di una terapia mirata alla remissione di un sintomo a seguito della messa in atto di specifiche tecniche e strategie ma allo studio delle situazioni relazionali che lo hanno generato. Il fine della terapia è quello di trovare modalità relazionali diverse con i sistemi di appartenenza.
Durante una psicoterapia sistemica il terapeuta guida la persona in una lettura alternativa del proprio stato di disagio così da provocare un cambiamento. A sua volta la persona trova, assieme al terapeuta, nuovi modi di pensarsi, pensare, relazionarsi e comunicare, e acquisisce la capacità di decodificare le proprie emozioni e quelle altrui, riuscendo a dare una lettura emotiva a ciò che gli sta dentro e intorno.

Ho avuto la “fortuna” di privilegiare ad altri approcci basati sull’individuo, quello sistemico che, oltre a prendere in considerazione la persona nel suo sistema di appartenenza, mi consente di lavorare coi sistemi. Questo è fantastico! Il sistema è l’espressione massima del disagio e della salute, è tutto ciò che attiene alla vita di una persona, è eros e thanatos, è la fonte del malessere ed è l’unico posto in cui si possono ricercare le risorse. Questo inquadramento teorico e pratico mi consente di lavorare quindi anche con coppie e con famiglie dove il mio compito è quello di intervenire sulle diversi parti del sistema, cercando di migliorare le sequenze comunicative tra i componenti e di ripristinare l'equilibrio della coppia o della famiglia. 


dott.ssa Marianna Padovano

mercoledì 26 febbraio 2014

Quando richiedere l’aiuto dello psicologo - psicoterapeuta e miti da sfatare

“Se quando stiamo male sappiamo a chi dirlo siamo fortunati”
(W. Di Gemma)



Sebbene corra l’anno 2014, la figura professionale dello psicologo è ancora percepita come il “dottore dei matti”, colui a cui ricorrere soltanto in caso di strane patologie mentali, di depressioni gravi e chissà quant’altro.
In realtà lo psicologo può aiutare in casi meno complessi, nei momenti di disagio, quando cioè si avverte un malessere dovuto a problemi familiari, difficoltà lavorative, lutti. E in tutte quelle situazioni in cui si ha difficoltà a riconoscere e gestire delle emozioni spiacevoli che creano disagio.

Lo psicologo mette a disposizione competenze teoriche e tecniche, lavora assieme alla persona per rafforzare le sue capacità di gestire determinate problematiche, offre comprensione empatica, non giudica ma accetta a persona per quello che è.
E’ però alla persona che spetta il compito più impegnativo: usare gli strumenti forniti dallo psicologo per vivere al meglio la propria vita.
Lo psicologo non può fare psicoterapia, per cui si limiterà a degli incontri di consulenza e supporto psicologico e sarà egli stesso che valuterà la necessità di un intervento psicoterapeutico che dovrà delegare ad un collega Psicoterapeuta.

Vi sono vari approcci di psicoterapia e la ricerca del professionista “giusto” dovrebbe essere mirata anche a trovare l’approccio migliore per le proprie necessità.
Gli approcci teorici in Psicoterapia sono davvero tanti e generalmente chi cerca un terapeuta non è a conoscenza degli stessi e delle loro differenze.
Facciamo un brevissimo riassunto: coloro che vogliono fare chiarezza sul proprio passato, la propria storia, le proprie dinamiche evolutive interiori, potrebbero essere interessati ad un approccio di tipo Psicodinamico, Psicanalitico.
Coloro che non sono interessati al proprio passato ma vogliono cambiare modo di comportarsi e di pensare nel presente potrebbero essere interessati ad un appoccio di tipo Cognitivo, Comportamentale o Strategico.
Coloro che vogliono lavorare non solo individualmente ma anche sulle proprie relazioni familiari, potrebbero scegliere un approccio di tipo Sistemico Relazionale.

Una volta valutata la possibilità di rivolgersi allo psicologo, bisogna sceglierlo tra i tanti e contattarlo.
Come si fa?
Per prima cosa bisognerà raccogliere un po’ di nominativi tramite vari canali: medico di base, passa parola, internet, giornali, pagine gialle, pubblicità…
Ogni psicologo afferisce all’Ordine Nazionale degli Psicologi (www.psy.it) e a quello regionale e le liste sono pubbliche e consultabili.  

Se uno psicologo è anche terapeuta, negli elenchi dell’Ordine questo sarà specificato.


Il secondo passo sarà quello di contattarlo, tramite email, telefono, e sottoporre il proprio caso e ovviamente anche cercare di togliersi i principali dubbi in merito al percorso da intraprendere, in primis il costo delle sedute.
Uno dei maggiori deterrenti nel ricorso a delle cure psicologiche è il costo delle sedute; è infatti un grosso mito da sfatare proprio quello che le sedute di psicoterapia siano molto care, quindi da evitare.

Il costo che un colloquio psicologico può avere è piuttosto variabile.
Il D.L. 4/7/2006 n. 233 c.d. (Decreto Bersani) ha abolito la tariffa minima per le prestazioni psicologiche.

Gli ordini regionali degli psicologi forniscono comunque delle indicazioni orientative sui costi delle prestazioni psicologiche. Alla voce “seduta di consulenza e/o sostegno psicologico individuale” corrisponde una tariffa minima di 35 euro e massima di 115.
In ogni caso, il professionista psicologo psicoterapeuta è tenuto ad informare il cliente in dettaglio su costi e durata (orientativa) del percorso.

Una volta contattato e conosciuto di persona lo psicologo è bene cercare di capire se si è trovata la persona giusta per il proprio disagio, per le proprie emozioni, e anche per le proprie tasche.
Uno psicologo/psicoterapeuta “bravo” per alcuni può non esserlo per altri. La scelta è assolutamente personale, deve scattare la scintilla per scegliersi, per trovarsi a proprio agio, per potersi affidare.

Fermo restando che si tratta sempre di persone professionalmente valide e competenti, non possiamo in questo breve scritto orientare la scelta, poiché l’empatia, la fiducia e l’ascolto sono sensazioni che vanno provate e vissute personalmente.

dott.ssa Marianna Padovano

lunedì 17 febbraio 2014

Perché lo psicologo fa paura?




Ammettere le proprie debolezze e le proprie fragilità non è facile. Ancora oggi, nonostante la psicologia si sia più o meno definitivamente liberata di quel marchio di scienza dei matti, lo psicologo è spesso l’ultimo specialista al quale ci si rivolge in caso di malessere. Riconoscere un problema, ammettere una sofferenza psichica o emotiva è già un passo importante verso la sua risoluzione, ma la vera difficoltà sta nel chiedere aiuto ed è qui che lo psicologo finisce negli ultimi posti dell’elenco delle persone a cui generalmente ci si rivolge.
Non capita di rado che durante il primo incontro di consultazione psicologica, le persone parlino delle richieste di aiuto effettuate in precedenza e si evidenzia una netta preponderanza di visite mediche, anche specialistiche. Succede che durante questo primo incontro inizino a parlare del loro peregrinare tra i vari specialisti, finché non hanno maturato in loro stessi la possibilità di rivolgersi ad uno psicologo. Ed anche qui, sono passate settimane, se non addirittura mesi, prima di trovare il coraggio di farlo.

La domanda del secolo ora è: perché è così difficile chiedere aiuto psicologico ad uno psicologo?
Le risposte sono tante, ma faremo una sintesi.
Uno tra i primi motivi è che è più facile dire di non averne bisogno che ammettere che da soli non sempre ce la si può fare. Non dimentichiamo la vergogna per aver fallito, per dover ammettere a se stessi e agli altri di avere un problema. Non è raro che alcune persone, una volta presa consapevolezza della necessità di rivolgersi ad uno psicologo, ci vadano di nascosto.
Inoltre le persone non sono sempre disposte a fidarsi di un estraneo e sperano ancora che il migliore amico di sempre possa dargli una mano. Un amico va certamente bene per consolare, e fornire una spalla su cui piangere al momento del bisogno, ma non dispone di strategie, tecniche e stili comunicativi che il professionista ha acquisito con lo studio e il lavoro sul campo e soprattutto è importante tenere a mente che il rapporto con lo psicologo è scevro dai fattori emotivi tipici dell’amicizia.

Ancora, è più facile andare dal medico di base che ci conosce da anni e che può prescrivere una  pillolina magica che per qualche tempo terrà a bada il malessere e non ci costringerà a lavorare sul livello di ingestibilità a cui è giunta la nostra vita e per un po’ il senso di fallimento verrà messo da parte. L’idea di poter cancellare il problema in tempi brevi assumendo una medicina è di per sé certamente allettante.

Ultimo, ma non meno importante: benché siamo nel 2013 molte persone sono ancora frenate da pregiudizi e stereotipi sulla funzione e l’utilità di questo tipo di intervento. Credere di essere etichettati come “malati” o “pazzi” è un forte deterrente.

Possiamo però rassicurare chiunque avesse ancora dei dubbi ed asserire con ragionevole certezza che chi va dallo psicologo non è “matto”, anzi, ha fatto un passo importante verso la risoluzione dei suoi problemi. Per onestà dobbiamo però anche dire che non sempre la strada migliore è “cancellare” i problemi, ma è auspicabile imparare a conviverci gestendoli in una maniera più sana. I percorsi psicologici/psicoterapeutici non rappresentano una forma di dipendenza (come quella che si può istaurare tramite l’assunzione di alcuni farmaci), ma la costruzione di una relazione significativa nella quale sviluppare e rafforzare i propri strumenti per affrontare autonomamente le difficoltà.
Lo psicologo deve essere una figura di riferimento con la quale stabilire un rapporto empatico e non giudicante, basato sulla fiducia reciproca, che aiuta le persone ad attivare le proprie risorse interiori per risolvere i problemi o cerca di svilupparne altre e nel caso questo non sia possibile, le aiuta ad accettare le cose che non si possono cambiare.

dott.ssa Marianna Padovano

mercoledì 5 febbraio 2014

La psicoterapia spiegata ad una bambina

"Il mio lavoro è proprio questo: di costruire storie nuove insieme alle persone che vengono da me nella speranza che le paure delle storie vecchie possano passare e che la persona possa dire ‘che stupida sono stata a vedermi così’".. 

Non avremmo saputo dirlo meglio. Consigliamo questo articolo del Prof. Ruggero Piperno, semplice, chiaro, attuale, alla portata di 
tutti. 


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/05/psicoterapia-spiegata-a-mia-nipote-di-5-anni/616645/

mercoledì 29 gennaio 2014

Gruppi di Parola per figli di genitori separati




Finalmente siamo pronti per cominciare.

Lo studio c'è, i materiali anche, i professionisti pronti a collaborare non mancano mai... possiamo cominciare con questa nuova avventura, per dar voce a loro, i bambini.
Ai bambini che vivono la separazione dei/dai propri genitori.
per qualsiasi informazione, ecco il volantino

http://www.studiopsicologicoanemos.it/volantinogruppiparola.pdf

venerdì 8 novembre 2013

Dall’ansia si può guarire


Dal titolo di questo articolo non manca il punto di domanda, perché non è una domanda. E’ un’affermazione: dall’ansia e dalle sue molteplici manifestazioni nella nostra vita quotidiana si può guarire. Possiamo liberarci da quella che dai pazienti stessi viene definito “il male del secolo” e che è in netto aumento anche nei paesi in via di sviluppo. Non si tratta di un disclaimer pubblicitario e l’intento di chi scrive non è quello di vendere una miracolosa e magica sostanza che guarisca dal male,  ma l’intento è quello di promuovere una ricerca del benessere psicologico, del proprio benessere, dello stare bene.
L’ansia è uno stato comune a tutti, tutti noi la conosciamo, poiché ci accompagna nel quotidiano nell’affrontare gli impegni e le responsabilità di tutti i giorni. E’ anche utile perché permette di adattarsi al mondo esterno e ai suoi cambiamenti. Soglie molto alte di ansia, invece sono un campanello d’allarme che ci avverte che ci troviamo in una fase difficoltosa dalla quale non riusciamo ad uscire, un momento molto stressante e di grave empasse.
Oggi tratteremo un disturbo d’ansia molto comune, il cosiddetto attacco di panico (DAP – Disturbo da attacco di panico, dal DSM-IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è la manifestazione psicopatologica più comune legata all’ansia e costituisce la manifestazione in assoluto più violenta in cui si scatenano veri e propri sintomi ansiosi in un breve arco di tempo.
L’attacco di panico è una manifestazione psicopatologica di cui attualmente si parla molto, perché molto comune. Crediamo che fosse comune anche in passato ma probabilmente non ne veniva fatta una corretta diagnosi, poiché a causa dei suoi sintomi, molto simili ad un disturbo fisico, può non essere facilmente identificabile.
I pazienti che si rivolgono ad uno psicologo manifestando sintomi tipici di DAP o problemi di ansia in genere, solitamente hanno una storia clinica ampia alle spalle e un iter medico travagliato: dal pronto soccorso, al medico di base, fino a specialisti come neurologi e cardiologi. I sintomi di un attacco di panico sono molto simili a delle reali patologie fisiche: si manifestano infatti sudorazione, palpitazione, difficoltà respiratorie, tremori, vertigini, senso di soffocamento, sensazione di svenimento. I pazienti durante l’attacco avvertono la sensazione di correre un grave rischio per la salute e riferiscono di aver creduto di stare per morire.
Generalmente il primo attacco di panico nella vita di una persona si manifesta inaspettatamente, per cui ci si spaventa molto perché si ha la sensazione di perdere il controllo della propria persona e di essere in balia di qualcosa di più grande che inevitabilmente porterà alla perdita di coscienza o alla morte. Quando diciamo che comincia senza preavviso intendiamo dire che un attacco di panico potrebbe insorgere anche mentre si svolgono attività relativamente tranquille e quotidiane come guidare o stare seduti a un tavolo.
Non è l’attacco di panico ad essere pericoloso di per sé (a meno che non si perda il controllo e ci si trovi in una situazione potenzialmente pericolosa), poiché si tratta di episodi passeggeri. Sono pericolosi gli effetti sulla vita sociale delle persone che può deteriorarsi o portare ad altre complicazioni, come la depressione, l’abuso di psicofarmaci e l’incapacità di affrontare il mondo esterno.
L’attacco di panico è fondamentalmente la paura di aver paura, la paura di morire, la paura di impazzire.  Le persone che ne soffrono  tendono ad associare e a spiegare il panico con il luogo e le condizioni in cui questo si verifica: se si è verificato mentre erano alla guida di un automobile, è probabile che smetteranno di guidare. Lo stesso, eviteranno cibi e bevande di un certo tipo, oppure non andranno più in determinati luoghi.
Le condizioni possono essere molto diverse tra loro, anche se spesso l’attacco di panico si manifesta quando il paziente si sente costretto in una certa situazione come un mezzo di trasporto, la metropolitana, l’aereo, la macchina, o situazioni che sembrano costringere in uno stato senza via di uscita come un ingorgo o un posto chiuso, o al contrario, in ambienti aperti in cui ci si sente spaesati e senza punti di riferimento.  

Esiste una terapia per gli attacchi di panico? Il primo passo che spetta ad una persona affetta da attacchi di panico è quello di chiedere aiuto ad uno specialista, sia esso medico (possibilmente specializzato in disturbi mentali) o psicoterapeuta. E’ indispensabile che vi sia una diagnosi, e una decisione condivisa sulle modalità di intervento. Bisogna mettere in gioco se stessi e la propria ansia ed affidarsi al professionista per venire a capo del disagio che ha provocato gli attacchi. La psicoterapia è un percorso tortuoso e anche doloroso, ma può nel tempo favorire una elaborazione del proprio malessere e una graduale risoluzione del problema.

martedì 1 ottobre 2013

EVENTO INFORMATIVO SUI GRUPPI DI INCONTRO IN GRAVIDANZA


VIENI A CONOSCERCI!!!!


Le Psicoterapeute saranno presenti presso
lo Studio Psicologico Anemos
via Umberto Maddalena, 72 – Guidonia Montecelio

Venerdì 25 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 per
fornire tutte le informazioni sui gruppi di incontro per le
donne in gravidanza

Per info:
Dott.ssa Mariarita Sclavi 3497757827
Dott.ssa Marianna Padovano 3920211205

mercoledì 26 giugno 2013

Benessere Mamma - gruppi di incontro per le donne in gravidanza

Dal mese di settembre 2013 presso lo Studio Psicologico Anemos la dott.ssa Mariarita Sclavi Psicologa Psicoterapeuta Bioenergetica e la dott.ssa Marianna Padovano Psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale organizzano dei gruppi di incontro per le donne in gravidanza.
Alle donne in gravidanza viene proposto un ciclo di sei incontri della durata di un’ora e trenta in cui le psicoterapeute integrano i rispettivi approcci al fine di fornire ascolto e sostegno, poiché la condivisione dell'esperienza e l'incontro con dei professionisti del benessere psicologico ha una forte valenza terapeutica e può fornire un momento di ascolto interiore e uno spazio di riflessione e di rielaborazione dei propri vissuti.

Negli incontri con la dottoressa Mariarita Sclavi si imparerà il Massaggio Bioenergetico Dolce.
Il Massaggio Bioenergetico è un piacere sensoriale e consiste in una serie di tocchi delicati e leggeri come “le ali di una farfalla”. Il tocco dolce scioglie i blocchi psico-corporei in modo gentile, arrivando in profondità, ma sempre nel rispetto dei confini della persona.
Questo massaggio può influenzare l'inconscio perché produce benessere, sensazioni piacevoli e calore, in modo tale da poter armonizzare il flusso dell'energia nel corpo; inoltre produce anche effetti a livello fisiologico, ossia un miglior funzionamento del sistema respiratorio, endocrino, immunitario e nervoso. Il contatto, favorendo la percezione delle sensazioni ed il fluire dell’energia, stimola la respirazione e l’onda del piacere.
L’abilità delle madri di percepire ciò che succede ai loro bambini dipende dalla connessione con loro, ed attraverso il contatto e la pulsazione bioenergetica la madre può “sentire” di cosa ha bisogno il suo bambino.
Nel massaggio la cura e l’affetto dei genitori trovano modo di esprimersi ed il bambino cresce nella consapevolezza di essere amato.
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Negli incontri con la dottoressa Marianna Padovano si affronteranno temi riguardanti le trasformazioni fisiche e psicologiche e la percezione corporea ed emotiva nelle varie fasi della gravidanza.
Nello specifico si condivideranno i propri pensieri sulla maternità soggettiva e come coppia, quindi da una parte la maternità tra desideri, ansie e paure ed oscillazioni dell’umore nell’ottica dell’accettazione dei propri limiti come donna e come madre e dall’altra la relazione di coppia e le differenze fisiche ed emotive tra i partners nella percezione della gravidanza.